
e per conoscenza:
Al Dottor Professor Mario Cuboni, Rettore della Libera Università di Mèrulas
Al Signor Sebastiano Marrosu, Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Mèrulas
Eccellentissimo Signor Vescovo di Bràsier, mi rivolgo a Ella in prima persona in quanto parte maggiormente in causa nella vicenda di cui vado a scrivere.
Abito in Via della Liberazione, dirimpetto all’ex scuola cattolica privata “Sàcre Coeur” e vorrei, in qualità di onesta cittadina e fervente cattolica, denunciare molte irregolarità compiute da alcuni dipendenti dell’azienda “Marcialis e Antonini artisti del legno”. Riporto la disdicevole condotta assai poco ammirevole degli operai Ruggero Bassu, Paolino Dessì, Bastiano Deriu e Francesco Pirellas i quali, in diverse occasioni, hanno dimostrato grande disprezzo per la legge e la religione. I sopraindicati sarebbero infatti sopraggiunti fuori orario di lavoro con furgoni e addirittura camion appartenenti alla già citata ditta “Marcialis e Antonini” e avrebbero caricato mobilio e oggetti di valore appartenenti alla Curia Vescovile. Non posso descrivere nei particolari la natura di tali oggetti perché trasportati in delle casse e durante la tarda serata.
Eccellenza! Ciò che accade è sotto gli occhi di tutti!
Nell’ordine, segnalo la sparizione di:
24 lampade di emergenza “Beghelli”, di proprietà della scuola, che ora appartengono al signor Corrado Marcialis, fratello di uno dei proprietari della già citata ditta e proprietario egli stesso di un ristorante sito in via Garibaldi, oltre che una stella illuminaria, facente parte degli addobbi natalizi del Sàcre Coeur, esposta nella sala principale nonostante si sia solo a settembre e neanche inoltrato. Addendum: le lampade di emergenza sono reperibili presso l’interno del magazzeno del medesimo ristorante.
17 bidoni di pittura di diversi colori, per pareti e infissi, che i succitati rivendevano a basso costo a privati, prelevati sempre dagli interni della scuola e destinati ai lavori di ristrutturazione della stessa.
3 reattori di illuminazione che sarebbero finiti nell’officina di Antonio Carta, meccanico avente officina in via Sassari, in cambio di riparazioni alle auto private di Marcialis e Antonini artisti del legno, nonché della manutenzione dei furgoni di proprietà dell’azienda stessa.
3 trabattelli di proprietà dell’impresa incaricata dei lavori di ristrutturazione della scuola, muniti di ruote, tuttora reperibili presso la seconda casa in costruzione dello stesso Rinaldo Antonini, in località “Mancu Mortu”.
102 scatole contenenti ciascuna otto mattonelle 41x41, quattro gruppi lavabo e quattro gruppi bidè nonché materiale elettrico in diversa quantità, sempre di proprietà dell’impresa incaricata, attualmente non più recuperabili perché utilizzati nella costruzione di una casa al mare sita in località “Marina Ruja”, di proprietà dello stesso Antonini.
2 decespugliatori, di proprietà della scuola, reperibili entrambi presso una casa di proprietà di Marcialis sita in località “Corru Nieddu”.
1 mobile-libreria di antica e pregevole fattura e 1 scrivania in radica di noce di proprietà della scuola, attualmente facenti parte dell’arredamento della prima casa del Marcialis.
Diversi oggetti di valore, tra i quali un preziosissimo microscopio italiano in argento del XVIII secolo e un becco Bunsen del XIX secolo entrambi perfettamente funzionanti, prelevati dallo studio della Direttrice della scuola, stimatissima Madre Bénédicte Adélaïde Florentine contessa di Gauthier Arnaud De Bernard Murat, e comunque appartenenti alla scuola del Sàcre Coeur. Attualmente tali oggetti si possono reperire all’interno del mobile di antica e pregevole fattura sito nella prima casa del Marcialis.
Eccellenza! Questi ladroni, tanto più disonesti perché non temono di rubare alla Chiesa, continuano a imperversare indisturbati e anzi, davanti al totale disinteresse di tutti, i quali, o per paura o per indifferenza vera e propria non solo non li denunciano, ma in taluni casi li ‘appoggiano’. Per continuare la trafila dei loro malefatti, Le dirò che diversi giorni fà, giunsero di notte in loco (scuola del Sàcre Coeur), con un furgone, con la consueta intenzione di consumare ruberie, quando, uscì dall’abitazione il custode del cantiere disturbato dal via vai, il quale, dopo aver parlato con uno dei titolari, e precisamente con il Marcialis, se ne rincasò, lasciando che i ladroni seguitassero a caricare indisturbati.
Eccellenza! Costoro non si mettono scrupolo e agiscono indisturbati ad orari e giorni che non sono neppure nell’orario di lavoro. Anzi, Le dirò di più, costoro agiscono soprattutto nei fine settimana (giovedì-venerdì-sabato). Se dovessi continuare, penso che scriverei ancora tante pagine, ma ora mi fermo qui.
Eccellenza! Se intendesse controllare quanto le ho appena elencato, Le consiglio di farlo subito. In caso contrario sarò costretta a rivolgermi alla procura della Repubblica con una copia della medesima.
Distinti saluti,
una cittadina onesta e cattolica praticante
Monsignor Canzilla lesse la lettera, ne rilevò la pedanteria da verbale dei carabinieri, la claudicante punteggiatura, la consecutio temporis opinabile e il disinvolto uso dei tempi verbali. Sorrise al pensiero di una vecchia signora indignata per via delle ruberie perpetrate dai ladroni blasfemi che, con calligrafia d’altri tempi, denotava grande puntiglio e ordine, sottolineando la sua indignazione a intervalli regolari con l’esclamazione: ‘Eccellenza!’. Le sue erano pecorelle attempate ma attente, nulla sfuggiva alla loro osservazione. Continuò a sorridere mentre ripiegava la lettera anonima e la riponeva in uno dei cassetti della sua scrivania.
Quindi smise di sorridere e sollevò la cornetta del telefono. Certamente Cuboni e Marrosu avevano già letto la puntigliosa missiva. Monsignor Canzilla, Principe della Chiesa non per titolo ereditario, Dio mai non voglia, ed essendo stato mille anni prima curato di campagna, conosceva benissimo la complessa geografia delle famiglie mèrulesi, intricata come in tutte le comunità chiuse.
Marrosu era cognato di Marcialis, il cui fratello, vai a sapere perché, riteneva indispensabile addobbare il proprio ristorante con la luminaria trafugata dal Sàcre Coeur. Probabilmente L’Assessore ai Lavori Pubblici e il Chiarissimo Rettore della Libera Università di Mèrulas se la ridevano della grossa di quelle attività furantine da ladri di polli e, soprattutto, della circostanziata missiva della cittadina onesta e cattolica praticante. Senza meno, i due illustri concittadini pensavano di archiviare il caso nella Sezione Aneddoti da Raccontare al Bar Tettamanzi o al ristorante ‘La fata turchina’ nel corso di un aperitivo o di una cena di lavoro, giusto per stemperare la serietà degli argomenti trattati. Il Vescovo non fu però dello stesso avviso: uomo colto e d’indole serena quando non allegra nonostante il gravoso incarico che era stato chiamato a ricoprire, credeva nella stessa misura, ovvero senza tentennamenti, al mistero della Santissima Trinità e al meno misterioso potere temporale della Chiesa. Si fosse trattato anche di un solo nocciolo di nespolo trafugato, la ditta Marcialis e Antonini sarebbe stata chiamata a risponderne.
Qualche settimana dopo, in base all’art. 624 del codice penale, si stabilì che gli imputati Ruggero Bassu, Paolino Dessì, Bastiano Deriu e Francesco Pirellas, dipendenti della ditta “Marcialis e Antonini artisti del legno”, si erano impossessati in reiterate occasioni di cosa mobile altrui (seguì il lungo elenco delle proprietà del Vescovado e in parte dell’impresa incaricata dei lavori), al fine di trarne profitto per sé e per altri. I dipendenti furono pertanto puniti con la reclusione di sei mesi e il pagamento di una multa di lire trecentomila cadauno.
Marcialis e Antonini furono beccati con parte delle cose mobili in privata dimora (vedi il microscopio italiano in argento del XVIII secolo e il becco Bunsen del XIX secolo che abbellivano lo studio del Marcialis); alcune erano diventate invece assolutamente immobili (vedi il pavimento e i sanitari della seconda casa al mare dell’Antonini).
Entrambi ebbero una pena più grave, ovvero reclusione fino a due anni e mezzo e pagamento di una multa di un milione di lire pro capite. Il danno pecuniario per tutti i convenuti non poté certo dirsi grave, e inoltre gli imputati non vennero ritenuti socialmente pericolosi al punto di limitarne la libertà personale; quindi ebbero tutti la sospensione condizionale della pena.
Gravi furono invece le conseguenze sulla reputazione della ditta dei due imprenditori-artigiani. Parte della cittadinanza si schierò apertamente con i due audaci impresari, le cui gesta vennero interpretate come spregiudicatezza manageriale ai limiti della legalità. Secondo la pubblica difesa, infatti, le cose trafugate sarebbero state lasciate comunque là dove stavano a marcire per anni, e quindi tanto valeva appropriarsene e destinarle a qualcosa di utile. La pubblica accusa sosteneva invece che, al di là della destinazione d’uso che di queste se ne sarebbe fatta, sempre di ruberie si trattava.
Dopo il consueto gran parlare dei fatti del Sàcre Coeur, avvenne, di fatto, che nessuno, a prescindere dalle diverse scuole di pensiero che si erano sviluppate intorno alla vicenda, richiese più prestazioni professionali alla premiata ditta.
Perché un conto è rubare agli altri, tanto più che i soldi pubblici sembrano non appartenere a nessuno, un conto e che vi vengano a rubare in casa. In capo a qualche mese la ditta fu così costretta a chiudere i battenti, e in seguito sembrò scomparire dalla memoria collettiva tanto che nessuno si chiese che fine avessero fatto i due protagonisti principali.
Ma allora, l’attempata signorina scrittrice di lettere anonime che aveva dato il via alla serie di eventi che portarono alla fine dei due maneggioni, aveva altro a cui pensare.
Trascorreva le sue giornate a frequentare la facoltà di giurisprudenza nell’Ateneo della grande città che guarda il mare, lavorando il pomeriggio per mantenersi agli studi e studiando durante la notte.
In tutte le famiglie c’è una pecora nera: Marcello Davìda aveva deciso di rompere la tradizione imposta da suo padre. Di fare il portinaio in un palazzo di borghesi che lo trattavano con distratta gentilezza, non voleva proprio saperne.
Aveva capito che non avrebbe mai potuto cambiare il mondo ma che, con pazienza e abilità, avrebbe potuto piegarne ai propri desideri parti circoscritte.
E che l’esercizio era oltremodo soddisfacente.













La sveglia squilla alle sette, come tutte le mattine.

























