www.flickr.com
Eva Carriego



domenica, 23 marzo 2008
madonna del latte 2Ci si chiederà, memori di apprendimenti acquisiti in corsi di sceneggiatura da dopolavoro, quale sia il significato della miniatura della Madonna del Latte.
Il caso contrario non viene neanche preso in considerazione, nonostante i lettori di questo blog e il gestore stiano mostrando, ultimamente, la medesima scarsa attenzione per i luoghi di ritrovo virtuale.
Il caso vuole che io sia febbricitante, per tre volte nel corso di trenta giorni lavorativi, in un letto di dolore: questo stato patologico o alcuni commenti arguti nel blog "The Cats Will Know", vai a sapere, m'inducono a tornare ancora sulla rigida madonnina.
Diceva, il mio giovane insegnante di sceneggiatura, che se durante la visione di un film avessimo scorto tra le diverse inquadrature, seppur fuggevolmente, quella di una carabina appesa sopra il caminetto, non ci sarebbero stati versi: prima o poi la carabina sarebbe diventata lo strumento tramite il quale la vicenda avrebbe subito una svolta decisiva.
La stessa osservazione si può fare per la scrittura: io stessa ho usato questa regola, prima inconsapevolmente, poi con cognizione di causa fino, appunto, a farne una regola.
Che ne so, la carabina sarebbe stata usata per dirimere una questione di multiproprietà sentimentale o immobiliare, ma comunque sarebbe stata usata.
Da allora sono stata molto attenta, e sono sempre andata al cinema o mi sono accostata alla lettura con una certa apprensione, perché dovevo scorgere l'oggetto, a volte una figura/oggetto di ennesimo piano, che si sarebbe fatta protagonista.
E questo accadeva puntualmente: un soprammobile di cristallo, il garzone brufoloso del benzinaio, un aspirante scrittore senza alcun talento, una vecchia foto sbiadita con viraggio seppia, una falce nel fienile, una serie di cacciaviti di ogni foggia misura nel capanno degli attrezzi, un adolescente minus, un quadro appeso in un soggiorno da milionari in euro o in un tinello da middle class anni '50, una mazza da base ball nella stanza dei ragazzi, un anello senza castone in una scatola di legno laccato, la scocca rossa di un'auto in un cimitero di auto, un nome di donna tatuato sul bicipite di un belloccio prestante.
Sono passati quasi cinquant'anni da quando frequentai il corso dopolavoristico; il mio giovane insegnante di sceneggiatura, sempre che non riposi all'ombra di un cipresso alto e schietto, sarà impegnato a distribuire i soliti oboli in cambio di affetto a nipoti festanti e onnipotenti in virtù di un pugno d'anni di vita vissuta.

In ogni caso, non ho da render conto a lui né ad altri se la Madonna del Latte di madre Florentine, manufatto prezioso e certamente di grande valore pecuniario che farebbe gola a molti, rimarrà sempre al suo posto, appesa alla parete dietro la scrivania della monaca. Non si farà protagonista della vicenda, oppure si: l'importante è che questa non sia una regola.
Del resto, chi detta queste regole e, soprattutto, perché dovrei essere tenuta a rispettarle?
Perché lo dice il manuale del bravo scrittore?

E chi se ne cale?
Io sono una cattiva scrittrice iperpirettica.


 
categorie: stupidario, quesiti esistenziali, viaggi di carta, il bar dello sport, scrittura e scrittori

Scritto da EvaCarriego alle ore 12:45 | Plink |
commenti (6)

sabato, 15 marzo 2008
la madonna del latte "Vieni avanti, Rossana. Non aver paura."
Rossana, dopo aver bussato alla porta di Madre Florentine e averne ricevuto in risposta un avanti, non si decideva a entrare nello studio della direttrice. E rimaneva così, la piccola mano che impugnava la maniglia d'ottone fino a far diventare le nocche come di cera, il grembiulino vaporoso metà dentro e metà fuori lo studio. Un piedino che calzava una scarpa destra di vernice nera calpestava già il pavimento dello studio; l'altro si trovava ancora nel corridoio, ancora indeciso tra le opzioni “combatti o fuggi”.
"Avanti, Rossana: di che hai paura cara? Vieni a sederti qui, vicino a me", disse Madre Florentine con voce dolce e paziente.
Rossana si chiese se tzia Maria Antonia, la bidella spiona della scuola, avesse già spifferato alle suore che il traffico era ricominciato.
Rossana Altieri possedeva dolciumi e piccoli giocattoli più di qualsiasi altra bambina delle scuole elementari del Sacré Coeur. Le altre allieve ne subivano il fascino in maniera così evidente da non riuscire a trattenersi dall'omaggiare giornalmente la piccola dea, la quale benevolmente accettava petit four di mandorle e innumerevoli pinocchietti e pelouches. Rossana si era circondata di una piccola corte di preferite, completamente allocchite, che ritenevano un onore appartenere alla ristretta cerchia. Costoro la esoneravano dal trasportare la sua cartellina durante il tragitto da casa a scuola e viceversa. Come una piccola principessa la liberavano del paltò col colletto e la martingala di velluto blu sbottonandole con cura ogni singolo bottone, mentre lei stava i piedi a braccia larghe come un cristo in croce. Poi lo appendevano nel suo armadietto, e infine ripiegavano anche la cuffia e la sciarpa di lana morbida e color panna.
La riempivano di baci, baci umidi di bambini. Come lumachine le lasciavano saliva sulle guance, sulla fronte: le stampavano certi bacioni in bocca il cui schiocco, come il rumore di un sasso contro l'altro, faceva vibrare dolorosamente le membrane timpaniche giovani.
Dotata per il disegno, ogni mattina, espletate le normali pratiche giornaliere di servaggio consenziente, Rossana toglieva fuori dalla sua cartella un disegno, eseguito a cera su carta di Fabriano: ora un fiore, ora un albero, ora una sirena, ma ogni foglio era sempre un'esplosione di colori. Era il segnale: le piccole possedute cadevano in una sorta di delirio collettivo, e prendevano a baciare ora il foglio di carta di Fabriano, ora le guance rosee e tonde di Rossana. Rossana odiava il contatto fisico con chiunque, ma quello era il dazio da pagare: le tasche del suo grembiulino, tra un bacio e l'altro, si riempivano di animaletti di legno, di burattini di cartapesta con le articolazioni snodate, di mandorle glassate e di stelline di marzapane. L'inesperienza dovuta alla giovane età - era completamente incapace di gestire l'entusiasmo ai limiti del deliquio che suscitava nelle folle in miniatura - allertarono ben presto le occhiute suorine del Sacré Coeur, che ritennero opportuno convocare i genitori. Suo padre fu particolarmente severo con lei, e questo la fece molto soffrire.
“Bambina, hai una grande dote: sai farti ascoltare dagli altri. Ma la stai utilizzando nel modo sbagliato”, le disse il dottor Altieri.
“Perché, babbo? A me piacciono i dolci e i giocattoli!”
“Non puoi averli in questo modo, bambina: non ti appartengono e, soprattutto, non fai nulla per meritarli”, le rispose saggiamente il padre.
“Non faccio nulla? Mi faccio portare la borsa fino a casa! Mi faccio appendere il capotto nel mio armadietto! Questo è nulla, babbo?”
Madre Florentine sbiancò in volto; il dottor Altieri iniziò a chiedersi che razza di serpe si stesse allevando in seno; la signora Altieri continuò a pensare alla settimana bianca che l'aspettava nella loro casa di Monte Lughente.
Il bel volto di Rossana diventava cianotico mentre continuava a gridare.
“Non faccio nulla? Non faccio nulla, quindi? Mi baciano in continuazione, mi baciano sempre! Mi fa proprio schifo essere baciata, davvero: ma loro mi baciano! Mi baciano sempre!”, ripeteva ormai prossima al pianto isterico senza lacrime.
Madre Florentine la prese per le spalle e avvicinò il suo volto a quello di Rossana. I lineamenti della suora sembravano più sottili e definiti che mai, il volto senza età e gli occhi dall'iride bionda striata di pagliuzze color rame cercavano l'attenzione della bambina.
“Questa storia deve finire, Rossana, da questo momento in poi. Se verrò a sapere che hai accettato un giocattolo o un dolce da una sola bambina, sarai punita severamente”
Rossana aveva gli occhi bassi, invano Madre Florentine cercava di fissarli nei suoi.
Suo padre pensava di essere ancora in tempo a raddrizzare il giovane virgulto che già si piegava ai venti della vanità e della voracità, e ringraziava il cielo d'essere incappato nelle suorine.
Sua madre guardava l'orologio timorosa di far tardi all'appuntamento con la pettinatrice e pensava di non poterne oltre di tutte quelle storie per un affare di bambine trattato alla stregua di un affare di Stato.
Ebbe modo di constatare, negli anni a venire, di aver sottovalutato la faccenda.
“Guardami negli occhi, bambina”, disse Madre Florentine a Rossana, che scegliendo la tattica della resistenza passiva era morbida e come un peso morto tra le braccia della suora.
“Prometti, avanti”, insisteva quest'ultima con pazienza.
“Loro sono contente così! Loro sono contente così! " prese a gridare la bambina, e fu una scoperta quanto fiato riuscisse a uscire da quella graziosa bocca di rosa. I genitori la guardavano impietriti dalla sorpresa.
Madre Florentine osservò per un po' il faringe e due tonsille immuni da infezioni, poi colpì con uno schiaffo Rossana, che immediatamente smise di urlare. Finalmente le loro iridi si incontrarono, si fusero in un attimo all'acme della tempesta, e si capirono immediatamente.
Il lungo silenzio che seguì disse molte cose; il dottor Altieri e signora non ritennero opportuno interromperlo.

“Allora, bambina, cosa decidi? Rimarrai ancora a lungo sulla porta o entrerai prima che suoni il campanello di fine lezione: approssimativamente, diciamo, tra 25 minuti?”
Rossana non capiva Madre Florentine, diceva delle cose senza senso. Non giungeva subito allo scopo, prima aveva la necessità di utilizzare un sacco di parole inutili; lei, invece, amava le persone semplici, le cui intenzioni erano chiare come la cima di Monte Lughente in una giornata azzurra d'estate. Nutriva, verso la suora, una sorta di timore reverenziale: ne sentiva istintivamente l’autorità che emanava dalla sua persona. Madre Florentine era alta e magra; portava, come tutte le consorelle del suo ordine, un abito viola ricoperto da uno scapolare e un mantello color cenere, allo stesso modo dei frati domenicani. L'abito copriva la gamba fino a metà del polpaccio, ricoperto da calze spesse di un color viola più scuro dell'abito; il capo era invece ricoperto da un velo dello stesso color cenere dello scapolare, e tutte calzavano gli stessi mocassini neri senza tacco.
Madre Florentine era di una bellezza atletica e senza età, fuori dai canoni per il suo tempo di curve morbide e spalle cadenti occultate da tailleur con spalline imbottite per supplire a cingoli muscolari deboli, dovuti alla mancanza d'esercizio fisico delle donne della sua generazione. Florentine aveva vissuto la sua giovinezza in una vallata attraversata da un fiume che sembrava non finire mai, disseminata di castelli di fate e principesse, dove poteva scegliere se cavalcare uno dei cavalli del maneggio oppure allenarsi in uno dei numerosi campi da tennis della proprietà di suo padre.
Rossana scambiava questa diversità per bruttezza, e una chiazza di vitiligine dalla curiosa forma di pipistrello, che occupava il centro della fronte della monaca, contribuiva a rinsaldare le certezze della bambina: Madre Florentine era cattiva e fortissima, e lei avrebbe fatto bene a non contrariarla.
Finalmente Rossana si sedette su una sedia dallo scheletro di legno, imbottita e ricoperta di un tessuto rosso e lucente, come damascato. Guardò, in attesa, la direttrice che sedeva dall'altro lato di una scrivania dal piano di cristallo che sembrava grandissima.
“L'anno scolastico è ormai iniziato da tempo, ma tu sei la prima a sapere che presto arriverà una bambina nuova. Una bambina che sarà nella tua classe"
Rossana si sentì, senza sapere perché, privilegiata per essere venuta a conoscenza della notizia riservata. Assunse la posizione d'ascolto molto interessato: collo teso in avanti e palpebre che sbattevano sugli occhioni verdi tre volte più velocemente che in condizioni di norma.
“E' una bambina che viene da un'altra scuola. Sai, lì non stava bene: non andava d'accordo con nessuno, e tutti pensavano che fosse cattiva. Così lei picchiava le sue compagne, e questo, certamente peggiorava le cose...”
All'improvviso, Rossana vide Marcella, la sua fedele scudiera e compagna di banco, che teneva la complessa contabilità dei dolci e dei giocattoli, svanire nel nulla.
“No, Madre! Perché io? Voglio Marcella, non mi cambi di banco, per favore, non voglio “la nuova”! Non la voglio!”, l'interruppe Rossana che, sempre a causa della giovane età, difettava di qualsivoglia strumento diplomatico.
Madre Florentine, come se non l'avesse udita, prese a raccontare la triste storia della “nuova”, rimasta orfana di entrambi i genitori in seguito a un incidente d'auto sei mesi prima, e affidata a zii affettuosi che avrebbero voluto il meglio per lei. Per questo avevano deciso di levarla dalla scuola pubblica e inserirla nel Sacré Coeur, dove erano certi che Angela, questo era il nome della “nuova” avrebbe trovato delle bambine pronte a fare amicizia con la povera orfana. E lei, Rossana, avrebbe dovuto essere fiera di essere stata scelta dalla direttrice come compagna di banco di Angela, che in quel momento aveva tanto bisogno di affetto e comprensione. E forse, di essere anche difesa dalla diffidenza e dall'ostilità delle altre bambine: chi meglio di lei avrebbe potuto fare in modo di far accettare Angela dalle altre bambine?
Fu allora che Rossana ebbe contezza del suo senso per il vento. Capì in un attimo che Madre Florentine la stava incastrando, sorda a ogni protesta, in un'amicizia faticosa e impegnativa; intuì nello stesso breve lasso di tempo, che la “nuova” avrebbe in qualche modo, che sentiva ancora sfumato e impreciso, ritornarle utile. Appesa alla parete sopra il capo di Madre Florentine, per quanto fosse più appropriata un'immagine del Cristo che proteggeva con mani delicate poste a coppa a proteggere il suo sacro cuore sanguinante per i peccati degli uomini circondato da due giri di filo spinato, si trovava una miniatura della Madonna del Latte non incappato nelle cesoie della Controriforma.
Rossana si era distratta subito dopo aver appreso la notizia dell'incidente stradale in cui erano morti i genitori di Angela; si perse a ringraziare la madonnina con la tetta di fuori perché il suo babbo e la sua mamma erano ancora vivi e pronti a dispensarle amore. Poi si concentrò, come tutte le volte che per vari motivi veniva ammessa in presidenza, sulla miniatura posta sopra il capo di Florentine. Il velo color cenere che copriva i capelli di madre Florentine era sovrastato da una corona multicolore di rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco e violetto. Un raggio di luce solare aveva oltrepassato le ante di vetro dell’armadio che la monaca teneva sempre chiuso a chiave e conteneva molti oggetti sconosciuti, tra i quali un preziosissimo microscopio italiano in argento del XVIII secolo e un becco Bunsen del XIX secolo, quest’ultimo perfettamente funzionante: che se solo madre Florentine lo avesse riempito di gas illuminante avrebbe dimostrato la discontinuità degli spettri in diverse sostanze incandescenti. Rossella era sempre sul punto di chiedere a cosa servissero quegli oggetti strampalati; poi, per un motivo o per l’altro, se ne dimenticava sempre. Lo spettro solare, che attraverso una delle facce inclinate del prisma di cristallo si era disposto sulla fronte di Madre Florentine come una corona di diamanti, impressionava la bambina certamente più della scomposizione della luce bianca, e Newton e Bunsen non poteva competere con gli gnomi e le loro pentole da cui, lo sanno tutti, provengono i colori dell’arcobaleno.
A ogni modo, quella Madonna del Latte apparteneva alla famiglia di Madre Florentine da più tempo di quanto lei stessa potesse ricordare: bottino di qualche suo antenato che durante il basso medioevo aveva saccheggiato una delle numerose signorie o principati che costellavano un paese che sarebbe diventato Paese oltre cinquecento anni dopo. Il volto inespressivo della vergine, vestita come una gran dama, guardava davanti a sé, verso un punto imprecisato. La mano sinistra dalle dita grassoccie teneva un seno destro che compariva, come dal nulla, tra quella ricchezza di tessuti di broccato ricamati d'oro. Ordinatissimo seno, piccolo seno, elegante seno, asessuato così come si confà alla sposa di Dio: non sgualciva con una sola piegolina quegli abiti cerimoniali della madre del Salvatore. Il Salvatore , a sua volta, guardava Rossana con due occhi piccoli che la dicevano lunga su quel seno che dispensava latte e miele e che liberava dal bisogno. Il Bambinello, che aveva visibilmente in disprezzo la prospettiva, aveva un volto di adulto su un corpo di nano dal busto lungo e dagli arti corti e robusti. Con una mano piccola posata lievemente sul seno materno, come ad attestarne la proprietà indiscussa, si trovava decisamente in primo piano rispetto alla Vergine e ad altri parenti in primo grado vestiti altrettanto elegantemente, come Giovanni Battista, quasi coetaneo del re del mondo, e sant'Agnese o sant’Anna.
Era lui il proprietario di latte, miele, marionette di cartapesta e stelline di marzapane. Rossana ne fece un modello da seguire, ma vedeva nel nano col viso d'adulto non il bisogno di nutrirsi dell'amore materno né, tantomeno, associava al latte l'elargizione della Grazia al popolo degli Uomini. A Rossana non importava affatto la figura materna della Madonna, egemone e generosa a un tempo; era invece profondamente colpita dal bambino nano, che per qualche virtù a lei ignota, era il destinatario, unico, esclusivo, eletto, di tanta grazia materna, che lo avrebbe per sempre liberato dal bisogno. Un'interpretazione niente affatto evangelica del dipinto, ma più accessibile a una bimba di otto anni che sfruttava al meglio i doni che la natura le aveva generosamente donato.
La miniatura della Madonna del Latte apparteneva, dunque, alla famiglia di Madre Florentine prima ancora che lei stessa diventasse discendente diretta di una delle sorelle di Napoleone Bonaparte. Un notabile francese di scarsa importanza ma di grande iniziativa, al seguito del signore di Nogaret, inviato di Filippo IV di Francia presso Bonifacio VIII nella sua dimora di Anagni, approffittò della debolezza di quest'ultimo in seguito alla storica offesa dello sganassone col guanto di ferro. Il Papa si beccò lo storico sganassone dal cancelliere reale per via di certe divergenze di vedute circa il potere temporale della chiesa, e l’avo intraprendente di Florentine approfittò del momento di debolezza per alleggerirlo del dipinto in questione. La corte del Pontefice non ritenne opportuno lamentarsi della scortesia, probabilmente il momento politico sarebbe divenuto più greve in seguito ad accuse che sarebbero state certamente negate. Si disse, in seguito, benché la notizia non compaia in alcun libro di storia, che Bonifacio VIII morì di crepacuore non tanto per l'offesa dovuta allo sganassone, tanto per la scomparsa dai suoi appartamenti privati del palazzo di Anagni del prezioso dipinto della Madonna del Latte.
Madre Florentine, quale che fosse la provenienza della preziosa proprietà di famiglia, che del resto ignorava completamente, chiese per sé il dipinto non appena fu folgorata dal dono della fede, benché si trovasse allora alla Sorbona a studiare Fisica e Chimica, e non sulla via di Damasco, come sarebbe stato più appropriato per il solenne momento. Decise in un sospiro, in un maggio francese bollente a cui partecipava con convinzione e che sconvolgeva allora tutto il Paese, che la sua vita era altrove.
Lasciò suo padre e il mondo in rivolta, alla quale aveva in un primo momento aderito entusiasticamente, per entrare nell'ordine delle suore del Sacré Coeur. Lasciò suo padre sommerso da una montagna d'aspettative deluse e con il cuore spezzato di genitore di figlia unica e amatissima. Perché i genitori sono così: amano i figli fino a sacrificare la loro vita, senza accorgersi che la loro vita la sacrificano comunque: sprecando energie, ogni giorno, allo scopo di modificare, quand'anche di non cambiare completamente, le scelte di vita di questi ultimi.
Albéric Chrétien Honoré Florentin di Blanchard Gauthier Arnaud De Bernard Murat ben presto si rese conto che a nulla sarebbero servite lacrime, preghiere, minacce, lusinghe, ricatti affettivi: nulla avrebbe potuto distogliere Florentine dal suo proposito di appartenere all’ordine del Sacré Coeur, dedicato alla preghiera, allo studio e all'educazione di menti giovani e bisognose di sapere.
Se ne andò, lasciando suo padre col cuore spezzato e avendone in cambio la miniatura della Madonna del Latte.





 
categorie: una sola volta nella vita

Scritto da EvaCarriego alle ore 12:57 | Plink |
commenti (5)

sabato, 08 marzo 2008
http://menzinger.splinder.com/post/16248404/LA+FAMIGLIA+IMAGINARIA

Carlo Menzinger




Carlo Menzinger, scrittore, (“Viaggio intorno allo specchio”, raccolta di poesie; i romanzi “Il Colombo Divergente”, un'ucronia su Cristoforo Colombo; “Giovanna e l’angelo”, un'ucronia su Giovanna d’Arco; “Ansia Assassina”, un thriller surreale; il romanzo breve “Se sarà maschio lo chiameremo Aida”, scritto assieme ad Andrea Didato e la storia in versi “Cybernetic Love”, scritta con Simonetta Bumbi, pubblicati entrambi nel volume "Parole nel web", che comprende anche un racconto che ho scritto con Sergio Calamandrei "Lei si sveglierà") parla di "La famiglia immaginaria" nel suo blog.
A lui un ringraziamento, al viandante un invito a visitare il blog di Carlo, ove tutto verrà spiegato su quel genere affascinante che è il romanzo ucronico.

 


 
categorie: la famiglia immaginaria, scrittura e scrittori, segnalaziò

Scritto da EvaCarriego alle ore 09:29 | Plink |
commenti (7)

lunedì, 03 marzo 2008
magritteCosimo Marras si trovò, nell'ordine, senza l'amicizia di Antonio Lopez, il becco di un quattrino e, infine, senza sua moglie.
Rossana Altieri coniugata Marras, da sempre donna previdente col dono di fiutare il vento prima ancora che lo stesso realizzasse che di lì a poco da scirocco si sarebbe rivoltato in grecale, pensò bene di levare le tende con un anticipo tale che la tempesta non avrebbe lambito nemmeno la punta delle sue scarpine Ferragamo numero 36. Anzi: il suo tempismo ai limiti degli umani sensi l'avrebbe cristallizzata, nell'immaginario cittadino, nella posizione di moglie sfortunata e al di sopra di ogni sospetto di opportunismo. Angela infatti aveva lasciato la sua casa, in accordo con il marito, prima che questi rimanesse coinvolto nella vicenda delle assicurazioni agli enti pubblici. Insomma, non sarebbe stata un topo che abbandonava la nave che affonda. In effetti, Rossana non aveva un aspetto murino, tutt'altro. Bella di una bellezza inusuale in quelle latitudini, dove il biondo dei capelli e il verde degli occhi potevano ben definirsi colori esotici, suppliva alla mancanza di intelligenza e sensibilità con un'istinto che avrebbe potuto essere definito, a pieno titolo, animalesco. Da predatrice qual era, Rossana Altieri sentiva l'odore del vento. Quella qualità - che è la stessa che possiedono i politici di mezza tacca che cavalcano, indipendentemente dall'alternanza delle parti al potere e dalla mutevolezza della loro stessa parte politica - le permetteva di governare, con l'eleganza di una vergine amazzone, la cresta dell'onda anche nelle situazioni meno eleganti. Rossana esibiva questo tratto, che insieme alla sua bellezza ne faceva, da persona senza qualità quale in realtà era, un tipo con cui era meglio avere rapporti amichevoli piuttosto che non averne affatto o, men che meno, averne di cattivi.
Si avvide che per Cosimo le cose non andavano per il verso giusto da segnali insignificanti, a cui chiunque altro non avrebbe dato il giusto peso: Antonio che non rispondeva al cellulare per due volte di seguito nell'arco della stessa giornata; una gentilezza sconosciuta e perciò distante nel modo di salutare di quest'ultimo; l'insofferenza improvvisa e ingiustificata di Cosimo nei suoi confronti. Tutto questo l'aveva portata, in un arco di tempo brevissimo, a lasciare la sua casa e il marito, con il sottotitolo "era impossibile sopravvivere in quell'ambiente gonfio di risentimento. Nei suoi confronti, poi: lei che si era sempre sacrificata per la carriera di lui". Angela Altieri, all'occhio distratto dell'osservatore esterno, poteva apparire veramente come una di quelle donne che si sacrificano per la carriera e la visibilità sociale dell'uomo che scelgono come compagno. A ben pensarci, l’espressione che scelgono come compagno - e non invece che amano - la dice lunga su Angela, e riporta a quel suo carattere predatorio e di fattrice istintiva di razza dominante.
Conobbe Cosimo quando frequentava il primo anno di magistero, a cui si era iscritta in seguito alle insistenze dei suoi, che aspiravano ad avere una figlia laureata: perché non si sa mai nella vita, un pezzo di carta fa sempre comodo e si dia il via al Campionato Nazionale del Luogo Comune. A lei non interessava nulla di acquisire, anche solo sulla carta, una cultura superiore: aveva intuito, fin dalle scuole elementari, che per sopravvivere - o meglio, per vivere con agio - le sarebbe bastato quell'olfatto per il vento, privo di orpelli sovrastrutturali che, anzi, ne avrebbero smorzato l'immediatezza. Accadde che il senso si manifestò all'improvviso.
Fu all'età di sette anni, quando frequentava la seconda elementare nella scuola privata del Sacré Coeur, che scoprì la sua qualità. Sul perché a Mèrulas esistesse e prosperasse da prima della Seconda Guerra mondiale la comunità delle colte e tolleranti suorine, il cui sapere spaziava dal naturalismo francese all’elettrodinamica dei corpi in movimento e oltre, non era dato sapere. La scuola del Sacré Coeur, baluardo di un'anacronistica segregazione femminile che strideva fortemente con programmi scolastici all'avanguardia del tutto sconosciuti alla scuola pubblica, ben presto diventò la fucina di donne della classe medio alta. Il Sacré Coeur sfornava giovanette con una solida formazione culturale - sia scientifica che umanistica - e un'ampia scelta di vita futura che le suorine lasciavano, senza esercitare la minima influenza, alle stesse signorine di buona famiglia. Le suorine francesi sembravano credere all'imparzialità della cultura, concetto, allora come ora, del tutto sconosciuto nella scuola pubblica e privata. Da dove fosse potuto nascere quel fiore in mezzo al deserto, anche questo, non è dato sapere. Ciò che risulta invece ormai cronaca - per motivi apparentemente ignoti, data la buona salute di cui godeva l'istituzione – è che la massiccia e al contempo ariosa struttura neoclassica della scuola cattolica venne rilevata, col beneplacito del Vescovado di Brasìer, da cui le suorine dipendevano, dall'Opera della Libera Università di Mèrulas.
La Libera Università contava a quel tempo ben tre corsi di laurea e altrettante specializzazioni. Tutti i corsi erano imperniati sulla fisica delle nuove particelle subatomiche isolate dai graniti rosa di Corru Longu: utili, in un futuro non proprio immediato - e comunque bisogna avere vasti orizzonti: se no, a culo il progresso - come propellente a basso costo per effettuare viaggi nel tempo e fors'anche in dimensioni diverse da quella in cui si svolge questa vicenda, realmente accaduta in un passato recente.
A ogni modo Rossana, all'età di otto anni, era un dolce cherubino a cui bastavano i boccoli biondi tenuti insieme da nastri di raso per diventare una dominante nella piccola comunità di bimbette dal colorito olivastro e occhi neri e sfuggenti di furetto. Una mattina, prima dell’inizio delle lezioni, venne convocata dalla direttrice. Madre Bénédicte Adélaïde Florentine contessa di Gauthier Arnaud De Bernard Murat, era discendente diretta dal ramo femminile dei Bonaparte, così almeno ciacolavano le madri delle giovanissime discenti. Delle sue nobili origini madre Florentine non era interessata a che il volgo sapesse: certamente i mèrulesi, compresi nonati e ultracentenari di cui il posto abbondava, avrebbero favoleggiato circa dame bellissime, ricchissime e nobilissime, ritiratesi in convento in seguito a inenarrabile delusione d’amore.
 
In effetti, a chi mai possono interessare un fede sincera e una vocazione, mai sovvennero parole più adatte all’uopo, cadute dal cielo?


 
categorie: una sola volta nella vita

Scritto da EvaCarriego alle ore 15:54 | Plink |
commenti (4)


Chi sono

mio padre ha un torbido passato

"Non ho niente da dire, quindi scrivo." (L.D)


"La narrativa non dovrebbe fare niente. Deve solo esserci" (R.C)



Disclaimer for foreign visitors :



I did NOT vote for Silvio Berlusconi. I've never voted for him and I never will.

Ottieni il codice del disclaimer per il tuo blog !



Baffi Di Cacao

la famiglia immaginaria

IRIS edizioni

libreria universitaria


La famiglia immaginaria

la famiglia immaginaria



IRIS edizioni

libreria universitaria


Qui Ci Sono

gli amantidi gli amantidi

Magnum edizioni



all'attenziò del gentile pubblico

blognuvole

MemoriaStorica



dal blog
rivolta kulturale



cliccaQui




TOR





EvaSuAnobii



Bottoni

l'unità il corriere technorati Antipixel di SocialDust Blog Aggregator Feed XML offerto da BlogItalia.it BlogItalia.it - La directory italiana dei blog  View My Public Stats on MyBlogLog.com  creative commons wikipedia! flickr GOOGLE Blog Aggregator 3.3 - The Filter
http://www.wikio.it http://www.wikio.it/prima_pagina

  • Powered by Splinder

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Add to Technorati Favorites
Google PageRank Checking tool


Eva Carriego

Crea il tuo badge

PubblicitàProgresso




Image Hosted by ImageShack.us


Rianimate




Otto per mille sul sito UAAR

Italian Blogs for Darfur








Credits

ArancioGrafica
ArancioMacchia per il template. Altervista per l'hosting.
Con il permesso di Cenkoi per l'immagine laterale.



doh!

Miglior Blog.it




Viandanti

lei è il viandante numero *loading*, complimentoni




Number of online users in last 3 minutes Number of online users in last 3 minutes



Annunciaziò


flickr

questo template, sportivo ed elegante al contempo, si vede in maniera non urticante solo con Mozilla Firefox: in caso contrario pigliatevi un buon libro.
OK, pigliatevi un buon libro anche se disponete di Mozilla Firefox.





Sindrome di Carriego (o del pesce rosso)